Designer dell’unicità

Packaging design a Modena

Sullo scaffale non vi leggono. Vi riconoscono.

Il momento in cui serve

Quando il prodotto è buono e la confezione non lo dice.

La confezione è l’unico materiale che il cliente tocca prima di decidere. Arriva prima del sito, prima del catalogo, prima di voi.

Sullo scaffale, o nella miniatura di un marketplace, ha pochi istanti e nessuno che la spieghi. Se in quegli istanti non si capisce che cosa è, di chi è e perché vale, il confronto si sposta sull’unica cosa che resta leggibile: il prezzo.

Il problema cresce con le referenze. Una linea nasce, poi la seconda, poi la variante per l’estero, poi il formato per la grande distribuzione. Ognuna decisa per conto suo, spesso di corsa, spesso con un fornitore diverso. Dopo qualche anno avete dieci confezioni corrette e nessuna famiglia riconoscibile.

Se ne accorge per primo chi va in fiera con i campioni in mano.

Che cosa progettiamo

Non una confezione. La regola che le governa tutte.

Il packaging design decide tre cose: che cosa si vede da lontano, che cosa si legge da vicino, e che cosa resta uguale quando arriva la referenza successiva.

Da lontano lavorano pochi elementi: il blocco di colore, la posizione del marchio, la forma della confezione. Sono quelli che fanno riconoscere la famiglia prima che si legga una parola. Su Glunot la costante è la struttura della facciata: cambia il prodotto, cambia il colore, non cambia l’impianto.

Da vicino lavora la gerarchia: nome del prodotto, descrizione, ingredienti, valori nutrizionali, lingue, codici, simboli obbligatori. È la parte che nessuno guarda finché non manda in stampa una confezione con l’informazione giusta nel posto sbagliato.

Poi c’è la parte che non si vede: i vincoli. Il materiale, la fustella, i colori che la macchina fa davvero, lo spazio che la saldatura mangia, la resa del bianco su un supporto trasparente. Un packaging che in stampa non tiene non è un progetto, è un rendering.

Il risultato si misura in una frase: la confezione successiva la disegna la regola, non la riunione.

Come lavoriamo

Prima i vincoli, poi il design, poi la stampa.

Si comincia dallo scaffale, non dal foglio bianco. Si guarda che cosa c’è accanto al vostro prodotto e che cosa fa oggi il vostro prodotto: quali referenze esistono, quali formati, quali lingue, quali obblighi. Capita che il primo risultato sia scoprire che due referenze si somigliano troppo fra loro e troppo poco alla terza.

Poi si fissano i vincoli con chi stampa. Materiale, fustella, numero di colori, tolleranze. Le decisioni prese qui costano poco e cambiano tutto. Le stesse decisioni prese alla fine costano una ristampa.

Solo dopo si disegna, e si comincia dalla referenza più difficile, non dalla più bella. Se la regola tiene lì, tiene ovunque.

Alla fine restano gli esecutivi e le regole d’uso: i file pronti per la macchina, i profili colore concordati, e il documento che dice a chi progetterà la prossima confezione dove va ogni cosa.

Il gruppo di lavoro lo componiamo caso per caso sotto una direzione unica. Voi avete un solo referente.

Dopo la consegna restiamo accanto all’azienda. Un sistema di packaging si mette alla prova il giorno in cui arriva la referenza che nessuno aveva previsto.

Tutti i progetti sono raccolti nella pagina Progetti.

Domande frequenti

Le cose che ci chiedono prima di mandare in stampa.

Possiamo partire da una sola referenza?

Sì, ed è il modo più comune di cominciare. Si progetta quella e si fissa la regola che governerà le altre. Quando arriva la seconda non si riparte dalle stesse domande.

Rifate anche il marchio o solo la confezione?

Dipende da che cosa non funziona. Se il marchio regge, si lavora sul sistema della confezione. Se il problema è a monte del packaging lo diciamo prima di cominciare, non a progetto avviato.

In che cosa è diverso dal packaging che propone lo stampatore?

Lo stampatore risolve bene il pezzo che deve stampare. Noi progettiamo la regola che tiene insieme anche le referenze che stamperete fra due anni, magari con un altro fornitore. Le due cose non sono in conflitto: più presto lo stampatore entra nel progetto, meglio esce il progetto.

Chi prepara gli esecutivi per la stampa?

Ce ne occupiamo noi. I file escono pronti per la macchina, con i profili colore concordati con chi stampa e le prove di stampa controllate prima della tiratura.

Che cosa succede alle confezioni già stampate?

Si passa per fasi. Si comincia dalle referenze in esaurimento e dai formati che si ristampano più spesso, così il magazzino si svuota senza buttare niente.

Le fotografie che vanno sulla confezione le fate voi?

Sulla confezione la fotografia pesa quanto la grafica: un prodotto fotografato male toglie valore anche a un’etichetta giusta. Se avete già immagini che reggono alla stampa, si usano quelle. Se non ci sono, organizziamo il servizio con un fotografo di prodotto e la direzione resta nostra.

Le prove

Nove nuovi clienti su dieci arrivano per passaparola. Otto su dieci proseguono dopo il primo progetto. Oltre sessanta aziende servite.

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